LA PAPASSINA: Il SITO NURAGICO PIU’ COMPLESSO DELL’ISOLA DI SAN PIETRO

07.08.2022 10:53

A cura di Gianni Piredda     LA PAPASSINA  Il SITO NURAGICO PIU’ COMPLESSO DELL’ISOLA DI SAN PIETRO

Raggiungere l’altura della Papassina significa attraversare una delle località più interessanti dell’isola di San Pietro, una terra di mezzo tra la regione Becco e i versanti nord-occidentali della località Picchi di Ravenna. Siamo in zona Tanche: qui si trova, infatti, una piccola collina, che vista dall’alto assume una sospetta forma a piramide. È proprio sopra questa collinetta che sorge il più interessante sito nuragico dell’Isola.

Detta altura può considerarsi una propaggine, di quota inferiore, del massiccio montuoso conosciuto con il nome di Picchi di Ravenna. A confermare l’appartenenza al periodo nuragico dell’area in questione fu Giovanni Lilliu, illustre archeologo, che alla fine degli anni ottanta del secolo scorso, venne nell’isola per fare una ricognizione nelle aree nuragiche e dalle osservazioni fatte ritenne il sito della Papassina di particolare interesse archeologico.

 Il nuraghe si trova sull’estremità di una collina che si affaccia da un lato sulla valle coltivata a vigneti e con case di abitazione della zona Tanche; dall’altro lato domina la valle parallela alle Tanche, diretta verso il Becco, regione particolarmente ricca di giacimenti di ocra e diaspro, minerali molto commercializzati proprio in epoca nuragica. Il nuraghe si trova in posizione dominante proprio per il fatto di essere posto frontalmente alla costa occidentale di Capo Becco.

(…) Questa posizione strategica indica, come dice il Lilliu, che la costruzione era funzionale al controllo e alla difesa di pericoli che venivano dal mare. Infatti, l’edificio nuragico blocca le due valli per le quali poteva realizzarsi una minaccia esterna diretta al possesso dell’interno dell’isola. Per quanto si può capire dai resti che di tratto in tratto emergono dalle rovine e tra fitti cespugli di varie essenze, il nuraghe pare essere di pianta complessa nel senso che alla primitiva torre rotonda, eminente, si addossavano murature sussidiarie, intervenute allo scopo di ampliare e meglio munire il fortilizio originario (…).

Nella lettera, del 1988, all’assessore, Giovannino Sedda, il Lilliu, afferma inoltre che (…) nel punto più alto della collina, poco distante dal ciglio precipite, si osserva il giro quasi completo della torre maggiore del diametro di circa otto metri; il vano rotondo che si presume costituire l’unico ambiente dello stesso, è ripieno completamente di pietre e di terra. Della torre si scorgono due filari di pietre trachitiche del posto, da supporre collocati a livello non lontano da quelle di fondazione della fabbrica. Poco più in basso della medesima torre, a questa aderente, si evidenzia un tronco leggermente curvilineo di muratura che forse cingeva uno spazio aperto (cortile?). Ancora più in basso, sull’asse del nuraghe, appare parte di un piccolo edificio circolare, di rozzo aspetto, forse resto di una capanna nuragica. L’insieme di Sa Pabassina dimostra l’esistenza d’una costruzione d’un certo rilievo di età nuragica evoluta (seconda metà del II millennio a.C.), che spicca in confronto agli altri nuraghi dell’isola di San Pietro (…).

A quota inferiore, rispetto alla torre nuragica superiore, ora praticamente coperta, si trovano, disposte in senso circolare, le pietre perimetrali che indicano la presenza di capanne nuragiche. Dal materiale di risulta è possibile individuare anche pietrame di modeste dimensioni che presenta interventi dovuti alla mano dell’uomo.

 Al di là delle descrizioni tecniche ci piace immaginare questo luogo riportato alla luce, dove la vita non si è mai fermata, dove gli uomini hanno voluto essere protagonisti della loro esistenza, dove il dolore, la sofferenza, la felicità e il piacere si colgono nell’armonia e nell’equilibrio che anche un tratto di muro, nella sua essenza costruttiva, può trasmettere. Tuttavia, ciò è solo immaginazione, sogno, la realtà invece ci dice, purtroppo, che a distanza, di circa trenta anni, dalle indagini fatte dal professor Lilliu, oggi il complesso nuragico di Sa Pabassina si presenta sempre più, agli occhi di studiosi e appassionati di archeologia, in condizioni particolarmente critiche. La macchia mediterranea continua a crescere e a nascondere tutto ciò che di rilevante potrebbe essere riportato alla luce e restituito alla comunità. È necessario, infatti, come dice ancora il Lilliu (…) che la storia dell’isola di San Pietro, alla quale certamente l’elemento ligure ha dato e dà contributo, sia ricostruita per intero, ossia siano ricercate e individuate tutte le componenti, in particolare quelle indigene, che hanno costituito attraverso il tempo il tessuto di vita e di lavoro del microcosmo carlofortino, ma hanno arricchito anche la grande storia dell’isola madre: la Sardegna (…).